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Giovanni Pische

Eroe, atleta, maestro di vita: una figura fondamentale nella nascita dello sport paralimpico sardo e nella difesa dei diritti delle persone con disabilità.

Oro Stoke Mandeville 1961
Bronzo Paralimpiadi di Tokyo 1964
Fondatore Sa.Spo. e ANTHAI
Identità
Santu Lussurgiu, 11 febbraio 1921 - Bordighera, 1987
Disciplina
Nuoto paralimpico
Ruoli
Atleta, allenatore, dirigente, attivista
Eredità
Antesignano degli atleti paralimpici sardi
Profilo

Antesignano degli atleti paralimpici sardi.

Giovanni Pische nasce a Santu Lussurgiu l'11 febbraio 1921. Fin da ragazzo si distingue per vitalità, spirito di amicizia e passione per lo sport. Impara a nuotare nel rio Sos Molinos, in su Foiu de tiu Panne Dente, e gioca come portiere nella squadra locale di calcio.

Nel 1940 partecipa alla commissione direttiva del giornalino sportivo Goal, periodico bisettimanale pubblicato a cura dell'Oratorio Salesiano di Santu Lussurgiu. Nello stesso anno, a diciannove anni, si arruola nell'Aeronautica Militare e prende parte alla Seconda guerra mondiale come marconista di bordo.

La sua vicenda personale, segnata dal dolore, dalla rinascita e dall'impegno civile, lo trasformerà in uno dei grandi pionieri dello sport paralimpico italiano e sardo.

Eroe di guerra

Sopravvive all'abbattimento del suo aereo il 14 giugno 1942 e lotta per sei ore in mare prima di essere salvato.

Oro nel nuoto

Nel 1961 conquista una medaglia d'oro ai Giochi Internazionali di Stoke Mandeville.

Bronzo a Tokyo

Nel 1964 vince il bronzo nel nuoto alle Paralimpiadi di Tokyo.

Fondatore e promotore

Porta lo sport per disabili in Sardegna e contribuisce alla nascita della Sa.Spo. e dell'ANTHAI.

14 giugno 1942

Dalla guerra alla rinascita.

Il 14 giugno 1942, durante la battaglia di Pantelleria, il suo aereo viene abbattuto in uno scontro con due caccia inglesi. Giovanni si ritrova in mare, vicino all'isola di San Pietro, ferito e aggrappato all'ala del velivolo. Resta tra le onde per sei ore, fino a quando i fratelli Scotto, pescatori di Carloforte, lo traggono in salvo.

Dopo il salvataggio viene ricoverato a Cagliari e lotta tra la vita e la morte. Sopravvive, ma le ferite riportate lo rendono paraplegico, costringendolo per il resto della vita sulla sedia a rotelle. Inizia così una lunga serie di cure e trasferimenti tra Cagliari, Torino, Bologna e infine la clinica Santa Lucia di Roma.

Proprio a Santa Lucia comincia una nuova fase della sua esistenza: la riabilitazione e il ritorno al nuoto. In un primo momento lega le gambe a un salvagente artigianale, una camera d'aria, poi riesce progressivamente a liberarsene e a riprendere a nuotare con la sola forza delle braccia.

01

1961: Stoke Mandeville

Partecipa ai Giochi Internazionali organizzati dal dottor Ludwig Guttmann in Inghilterra e conquista una medaglia d'oro nel nuoto. È uno dei risultati che lo consacrano come simbolo di riscatto e di eccellenza sportiva.

02

1963: onorificenza della Repubblica

A novembre, nel campo sportivo della Cecchignola, Giulio Andreotti gli consegna la Croce di Cavaliere al Merito della Repubblica concessa agli atleti, grandi invalidi e paraplegici di guerra vittoriosi a Stoke Mandeville.

03

1964: bronzo a Tokyo

Dal 3 al 16 novembre prende parte alle Paralimpiadi di Tokyo e conquista una medaglia di bronzo nel nuoto, nei 50 metri stile libero. Dopo questa impresa riceve anche l'onorificenza di Gran Cavaliere della Repubblica.

04

Metà anni Sessanta: la Nazionale

Viene chiamato ad allenare la nazionale paralimpica di nuoto. Seduto a bordo piscina dispensa consigli, indicazioni, stimoli e parole affettuose ai giovani atleti, aiutandoli a prepararsi non solo alle competizioni ma anche alla vita.

05

Anni Settanta: Roma e Toronto

Organizza a Roma, all'Acqua Acetosa, i primi giochi italiani per lo sport dei disabili; tra i politici che vanno a trovarlo c'è Aldo Moro. Nel 1976 guida il gruppo di atleti che partecipa alle Paralimpiadi di Toronto.

06

La Sa.Spo. in Sardegna

Con l'aiuto di amici e di alcune figure politiche porta lo sport per diversamente abili anche in Sardegna: nasce a Cagliari la Sa.Spo. (Sardegna Sport), società destinata a conquistare numerosissimi titoli nazionali, mondiali e olimpici.

Tokyo, 5 novembre 1964

Hiroshima e il cuore del Giappone

Appena giunto in Giappone per le Paralimpiadi, Giovanni Pische visita Hiroshima e scrive sul suo diario parole toccanti, ispirate da un sentimento puro e profondo.

Il testo viene tradotto all'Università di Tokyo e pubblicato il giorno seguente in prima pagina sui quotidiani della città. Da quel momento nasce l'affetto per Giovanni Pische "San".

Hiroshima
Il diario
In prima pagina
1964
La vita, gli affetti, il coraggio quotidiano

La dignità di ogni giorno.

Nel 1951 conosce Anna Mosconi. Nasce una relazione intensa, alimentata da uno scambio epistolare che viene però interrotto per l'opposizione del padre di lei. Giovanni accetta la separazione, ma non rinuncia alla dignità con cui affronta anche questo dolore.

Tornato per alcuni anni a Santu Lussurgiu, apre un bar chiamato Ala Azzurra, nome che richiama insieme il suo passato nell'aeronautica e l'ala dell'aereo a cui si era aggrappato per salvarsi.

Il 5 settembre 1965, nel centro di riabilitazione Santa Lucia di Roma, sposa Marcella Piacentini, figlia di un grande invalido di guerra. Accanto a lui ci sono amici, medici, funzionari dell'ONIG, sua madre e perfino Amaia, l'interprete giapponese della squadra italiana alle Paralimpiadi di Tokyo. A celebrare le nozze è padre Giachi, sacerdote anch'egli in sedia a rotelle.

Diritti, battaglie civili, eredità

Un costruttore di diritti.

Nella vita di Giovanni Pische non c'è solo lo sport. Avendo sperimentato sulla propria pelle cosa significa vivere una disabilità, si batte per creare un'associazione capace di tutelare il diritto delle persone con handicap, dalla nascita o per eventi della vita, a essere uguali agli altri.

Nasce così l'ANTHAI (Associazione Nazionale Tutela Handicappati e Incontinenti), di cui è tra gli ideatori e fondatori accanto a Giuseppe Trieste, medico e atleta paralimpico in tre Olimpiadi. Grazie a battaglie come le sue, nel tempo le persone disabili hanno potuto conquistare maggiore autonomia, tra cui la possibilità di guidare l'automobile e muoversi con più libertà.

Giovanni Pische muore nel 1987 a Bordighera, ma viene traslato nel suo paese natale di Santu Lussurgiu.

Galleria fotografica

Immagini di una vita.

Dalla giovinezza a Santu Lussurgiu alle manifestazioni sportive, fino all'impegno con l'ANTHAI.

Lascito

Il limite trasformato in esempio.

La storia di Giovanni Pische resta quella di un uomo che ha saputo trasformare la sofferenza in forza, il limite in esempio, l'esperienza personale in bene collettivo.

Non è stato solo un campione del nuoto paralimpico: è stato un pioniere, un educatore e un costruttore di diritti. La sua eredità vive nello sport paralimpico sardo e in ogni spazio di dignità conquistato per le persone con disabilità.

Eroe, atleta, maestro di vita.