Campione d'Italia 1969-70
Trascinatore del Cagliari campione d'Italia con 21 gol: l'unico tricolore nella storia rossoblù, chiuso da un suo colpo di testa in tuffo.
1944 — 2024
La maglia numero 11, ritirata dal Cagliari nel 2005 in suo onore: la prima nella storia del club. Nessuno la indosserà mai più.
Luigi "Gigi" Riva nasce a Leggiuno, sul Lago Maggiore, ma è in Sardegna che diventa molto più di un grande calciatore. Arrivato al Cagliari nel 1963, ancora diciannovenne, costruisce con l'isola un legame che travalica il campo da gioco: diventa il volto di una squadra, il simbolo di un popolo e la sintesi perfetta di talento, forza e lealtà.
Il suo sinistro potente, la capacità di colpire in ogni modo e l'intensità con cui viveva ogni partita gli valgono dal giornalista Gianni Brera il soprannome di Rombo di Tuono. Con lui il Cagliari smette di essere una bella outsider e diventa una squadra capace di cambiare la geografia del calcio italiano.
Lo scudetto del 1970 non è soltanto un'impresa sportiva: è il momento in cui la Sardegna si riconosce in un campione che ha scelto di restare, di lottare e di vincere con la maglia rossoblù — anche quando i più grandi club d'Italia bussavano alla sua porta.
Trascinatore del Cagliari campione d'Italia con 21 gol: l'unico tricolore nella storia rossoblù, chiuso da un suo colpo di testa in tuffo.
Trentacinque reti in 42 presenze: nel 1973 supera il primato di Giuseppe Meazza. È ancora oggi il record assoluto dell'Italia.
Protagonista dell'Italia che vince il titolo continentale: va a segno nella ripetizione della finale contro la Jugoslavia.
Finalista in Messico con gli Azzurri. Segna nella storica semifinale vinta 4-3 sulla Germania Ovest, la "Partita del Secolo".
Miglior marcatore del campionato nel 1966-67, 1968-69 e 1969-70: tra gli attaccanti più dominanti di sempre.
Secondo nel Pallone d'Oro 1969, alle spalle di Gianni Rivera per soli quattro punti; terzo l'anno seguente.
Nell'estate del 1973 la Juventus mette sul piatto una cifra enorme — circa due miliardi di lire e diversi giovani campioni in cambio. Riva dice no. Sceglie Cagliari e la Sardegna, rinunciando a trofei sicuri e a un ingaggio da capogiro. È questo gesto, più di ogni gol, a renderlo per sempre uno dei loro.
A diciannove anni lascia il Legnano e arriva in rossoblù per 37 milioni di lire. Porta con sé una combinazione rara di potenza, fame e senso del gol, e diventa subito il punto di riferimento offensivo della squadra.
In Nazionale si frattura la gamba sinistra in uno scontro di gioco. È il primo di una serie di gravi infortuni: ne tornerà sempre, più forte di prima, costruendo la leggenda della sua resilienza.
Con l'Italia conquista il Campionato Europeo e conferma di appartenere all'élite del calcio internazionale, senza mai interrompere il legame con il Cagliari.
Il Cagliari vince il suo primo e unico scudetto e Riva ne è il trascinatore assoluto; pochi mesi dopo è finalista al Mondiale del Messico. Nello stesso anno subisce la seconda frattura, alla gamba destra: e di nuovo si rialza.
Supera Giuseppe Meazza e diventa il miglior marcatore della storia della Nazionale. Nello stesso anno respinge la corte della Juventus: resta a Cagliari per scelta.
Dopo il ritiro diventa team manager della Nazionale italiana per oltre vent'anni, vivendo da dirigente anche il trionfo del Mondiale 2006.
Il 22 gennaio si spegne a Cagliari, la città che aveva scelto come casa. La Sardegna intera lo saluta come uno dei suoi figli più amati.
Alla Sardegna ha dato una delle sue immagini più forti, popolari e amate. Museo dello Sport Sardo
Nel racconto dello sport italiano, Riva è un mito. Nel racconto della Sardegna è qualcosa di ancora più raro: un campione entrato nell'anima collettiva dell'isola. La sua eredità vive nelle maglie rossoblù, nella memoria dello scudetto, nelle storie tramandate di generazione in generazione e nell'idea che anche da un'isola si possa arrivare al centro del mondo sportivo.
Fonti dei dati biografici e statistici: Wikipedia, Treccani – Enciclopedia dello Sport, Cagliari Calcio.